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lunedì 16 febbraio 2015

la vita e i compiti a casa


come alcuni di voi sanno già, quest'anno anche noi siamo entrati nel famigerato mondo della scuola pubblica. la materna è trascorsa in un piccolo asilo accogliente e pieno di persone appassionate, le elementari invece ci sono sembrate il momento giusto per "uscire dal guscio", consapevoli che il confronto con il sistema pubblico avrebbe potuto essere difficile, per le carenze e le incoerenze che da sempre si porta dietro. io stessa ho frequentato solo scuole pubbliche.
per fortuna, la maestra che ci è capitata è davvero una persona speciale: dopo le difficoltà dell'inizio, matteo non solo si è rasserenato (trasformandola da orco in fata!) ma è anche molto motivato verso quello che sta imparando. lei ha saputo capirlo e interessarlo, e parlandole mi sono accorta che, nonostante l'età, è una persona aperta e davvero appassionata al suo mestiere. e questa è già una grandissima fortuna. 
quello che mi lascia perplessa sono I COMPITI. come la stragrande maggioranza degli insegnanti, anche quella di matteo ritiene che il lavoro a casa sia fondamentale. non solo, ma nel caso specifico spesso la mole è tale da non riuscire a finire prima di una o due ore, condizionando le attività pomeridiane. 
come succede a tutti, quando si diventa genitori e si cominciano a vivere insieme ai figli tutte quelle esperienze che si sono vissute da bambini, riaffiorano molti ricordi: io comincio a ricordarmi del peso dei compiti a casa. ricordo quante cose non potevano essere fatte a causa dei compiti, o dovevano essere rimandate. i pomeriggi erano fatti per i compiti con qualcosa di intermezzo! forse il mio ricordo risale soprattutto alle scuole medie, ma il concetto non cambia perchè tutto è commisurato alle capacità dell'età.  
non credo che sia giusto vivere i pomeriggi sotto lo scacco dei compiti, credo che si debba studiare in classe e magari, come si fa in Inghilterra per esempio, avere qualche compito per casa dilatato in un paio di settimane: una ricerca per esempio, o un tema in cui esprimere proprie opinioni, un'approfondimento interessante che può diventare anche divertente, insomma. altrimenti, per quanto animati da buona volontà, i bambini non potranno che detestare lo studio, o viceversa ci si rintaneranno nell'adolescenza, oppure saranno frettolosi, superficiali, eseguiranno magari senza capire il bel senso che c'è nell'imparare cose nuove, e difficilmente ci metteranno loro stessi. 
questo è insomma il primo scoglio che mi trovo ad affrontare rispetto al nostro sistema scolastico. io vorrei che mio figlio studiasse con interesse le ore che gli competono in classe, e che poi fossimo liberi di fare tante altre cose, dallo sport al vedere gli amici, andare a cinema e tutto quello che di bello si può trovare, che pure li arricchisce anche se in maniera diversa. vorrei che la scuola alimentasse la sua curiosità con un metodo che tenga conto di tutte le sue necessità di bambino, anziché opprimerla in obblighi fuori portata, che lo aiutasse ad essere autonomo davanti alle sue responsabilità anziché insicuro. entusiasta e non preso per forza. 
non è questo ancora il nostro caso, dato che ha iniziato appena 6 mesi fa, ma il modo in cui vedo andare le cose, quello che mi raccontano, mi fa pensare. 
sto leggendo spesso i post di un gruppo facebook riguardo all'argomento e ho trovato esperienze di mamme con figli più grandi dei miei la cui vita è estremamente condizionata dai compiti. sono venuta a conoscenza di leggi e decreti che cercherebbero di disciplinare l'argomento ma non si capisce se siano più esortazioni o imposizioni disattese dagli istituti. ho letto persino che esistono dei corsi per insegnare ai genitori ad aiutare i figli a fare i compiti! 
credo che il nostro sistema stia collassando e si cerchi di aggiustarlo senza modificare la visione di fondo. molti mi dicono che studiare a casa almeno un paio d'ore aiuterà mio figlio in seguito, alle medie, dove il carico aumenta ancora...infatti! è proprio tutto ad essere sbagliato, anche il dopo! 
io non sono per l'abolizione totale dei compiti a casa, anzi non nego che poterlo osservare mentre studia, sapere cosa e come lo fa, se ha difficoltà o curiosità... mi piace molto. mi piace osservare come questa mole di capacità che sta acquisendo lo muova (scrive, legge e fa di conto!). mi piace poter condividere anche questo pezzo con lui. a volte dal niente mi domanda: "mamma, ma 24+24 fa 48?" e magari stiamo leggendo una pagina di italiano! mi piace vedere come cambia la sua grafia nel tempo, mi piace non correggerlo quando scrive lettere affastellate una sull'altra perchè la maestra mi ha detto che questo verrà col tempo.
 lui adesso è entusiasta, sarebbe un vero peccato demotivarlo.

giovedì 29 gennaio 2015

alle prese con i buoni e i cattivi

non ho mai usato il termine "cattivo" con i miei figli, non li ho mai ripresi apostrofandoli così e loro sono talmente certi di non esserlo, neanche se fanno una marachella, che quando una nonna (vecchie generazioni!) li definisce così per un capriccio o simili, loro sono sicuri e pronti a ribattere che "nessun bambino è cattivo!". non li ho mai neanche lodati dicendogli che sono "buoni" o "bravi", in realtà perchè cerco di non etichettarli mai, e per condividere un momento di entusiasmo preferisco un "sei meraviglioso!" con un grande abbraccio, che ha anche un accento iperbolico un pò ironico che spero tolga un pò di attenzione dal motivo della lode e faccia scorrere semplicemente l'amore incondizionato che provo.
è evidente però che, in questo periodo, il pensiero di pietro  sia incentrato proprio su questo. sui buoni e sui cattivi. nei giochi con i suoi amati dinosauri, gli erbivori sono i buoni per antonomasia mentre i carnivori famelici sono i cattivi, poi partendo da questo presupposto cerca di mischiare le carte e sperimentare: gli erbivori diventano onnivori pericolosi più dei carnivori stessi, lui interpreta quasi sempre gli erbivori che da pacifici brucatori di insalata si trasformano in temibili avversarsi per i carnivori, che soccombono. 
nei giochi con matteo si diverte a fare il cattivo ma si arrabbia se matteo glielo propone e oggi, mentre a casa parlavamo di una rapina avvenuta in una banca vicino casa, lui mi fa "mamma, ma allora in questo mondo esistono davvero i cattivi?". io, a malincuore, gli rispondono di si. e lui, con aria sconcertata forse in attesa di una mia correzione, dice: "però io lo so che i fantasmi non esistono, anche se dico che ho paura di loro".
un bel dilemma i buoni e i cattivi, la relatività è una cosa difficile da imparare, e anche da insegnare.

martedì 2 dicembre 2014

prima elementare: anche gli orchi possono diventare fate!

come avevo supposto nell'ultimo post (oramai di 2 mesi fa!), il tempo ha fatto chiarezza sulla situazione di matteo e sul suo diciamo controverso approccio con la prima elementare. il tempo, si, oltre a chiacchierate con la maestra-orco, con le mamme, antenne paraboliche pronte ad intercettare qualunque segnale muto espresso da mio figlio, tante domande e anche un incontro con la sua vecchia maestra dell'asilo, che mi ha dato sempre ottimi consigli in questi anni. 
e da questa storia ho imparato moltissime cose. lo dico adesso che matteo è più sereno, si sente più sicuro nell'affrontare i compiti e ha ripreso a voler incontrare gli altri bambini, cosa anche questa che mi aveva agitato parecchio. 
ho capito che i bambini sentono fortemente le nostre incertezze, come segugi, perchè non appena mi sono rasserenata io sulla maestra, anche lui ha cominciato ad essere meno reattivo: il fatto è che a me non sembrava di trasmettergli incertezza, a parole ero super serena, eppure quando me ne sono resa conto è iniziato a cambiare tutto.
ho capito che per un bambino le cose possono trasformarsi anche molto velocemente da orribili a belle, da orchi a fate, quando matteo pochi giorni fa mi ha detto: "sai mamma, non mi piace quando la maestra non viene a scuola, con lei è tutto più bello!". non ho iniziato a saltellare per casa perchè poteva sembrare che avessi dei dubbi, ma ne sono stata felicissima!
ho capito che dall'interno le cose sembrano davvero più complesse che viste da fuori, e che un consiglio semplice può essere spesso risolutivo, come quello che mi ha dato la maestra dell'asilo: "matteo è stressato, non stressarlo oltremodo". e aveva ragione. io, con la mia ansia di dargli da subito un ritmo pensando che lo aiutasse, invogliandolo con frasi tipo "così dopo andiamo a fare una passeggiata" o "così dopo vediamo un amico", lo soffocavo. è bastato non imporgli i compiti subito dopo pranzo ma lasciarglieli fare a fine pomeriggio (anche se questo impediva qualsiasi programmazione di altro) che ha iniziato a sedersi al tavolo con più grinta ed entusiasmo.
cosa fondamentale, ho capito che questa maestra mi piace. è senz'altro una persona forte, determinata, dura in questo senso. ma anche capace di empatia, ancora appassionata del suo lavoro, desiderosa di comunicare con la singolarità di ogni bambino. mi ha dato una lettura di matteo che mi ha convinto e si è comportata di conseguenza, iniziando a gratificarlo molto sia per il suo lavoro in classe che a casa.
e poi mi è stato chiaro, ancora una volta come tante in questi anni, che fare il genitore è una cosa davvero difficile. perchè è difficile avere una presenza mentale costante, non far prevalere l'impulso, ricordarti che di fronte a te c'è un essere che per quanto sappia parlare oramai benissimo e sembra che ragioni con altrettanta lucidità, non è altro che un cucciolo d'uomo che combatte per la propria autosufficienza ma che è ancora in balia di emozioni e paure che spesso non sa neanche formalizzare. è difficile perchè con i bambini devi imparare a parlare agendo e non con le parole, a quella parte di loro che non parla.
e mò vediamo come continua!

lunedì 29 settembre 2014

prima elementare: che mamma sono?

venerdi mattina matteo, che da due settimane ha iniziato la prima elementare, correva per casa piangendo e gridando che lui non voleva andare a scuola. 
in verità quella mattina mi aspettavo qualche capriccio, perchè la notte si era svegliato e aveva dormito male e così ho affrontato la cosa come un normale capriccio da stanchezza, un pò appesantito dal fatto che comunque l'inizio di questa benedetta prima non è proprio liscio come l'olio! ma l'epilogo non è stato quello prevedibile: alla fine ho dovuto lasciare che non andasse a scuola, perchè per portarlo avrei soltanto dovuto trascinarlo con la forza.
non mi era mai successo di avere a che fare così con matteo: è un bambino che alla fine si lascia sempre convincere, perchè si fida e ti segue anche se proprio quella cosa non gli va giù. ma venerdi no: sembrava impazzito, e mi si stringeva il cuore in verità anche mentre mi arrabbiavo con lui per cercare di impormi.

è vero che ogni momento di passaggio, ogni cambiamento, è destabilizzante. 
per i bambini, poi, è come un salto nel vuoto al quale si accingono solo armati della fiducia che gli abbiamo trasmesso. ma tutto ciò non mi aveva mai dato pensiero: ero fiduciosa del fatto che matteo avesse acquisito sufficiente autonomia e sicurezza per affrontare questa nuova prova. 
alla materna che frequentava ero tra le poche mamme che non si preoccupava del fatto che il programma di prescolastica (ovvero una prima presa di confidenza con lettere e numeri) non fosse alla base del progetto dell'ultimo anno, nè mi preoccupavo troppo che i nostri figli fossero abituati a scorrazzare liberi per ore (a parte i momenti di attività laboratoriali) mentre in prima elementare gli sarebbe stato richiesto di restare seduti e concentrati per molto tempo. avevo Fiducia: nella scuola materna dove stava, in lui, nelle insegnanti che lo avrebbero accolto in prima, in me. 
mi è sempre piaciuto avere fiducia, credere nelle risorse delle persone e nella loro buona volontà. non mi è mai piaciuto invece essere apprensiva, preoccuparmi prima che le cose accadano, avere come primo pensiero nella testa quello peggiore.
ma adesso che la prima elementare è iniziata e vedo matteo turbato, stanco, fragile, preoccupato di non saper svolgere i compiti, e soprattutto che mi racconta che ogni giorno in classe piange, anche per parecchio tempo, perchè la maestra grida e lui non riesce a concentrarsi, o perchè ha mal di pancia o perchè quando scrive la S gli viene da pensare a me e gli manco ... penso che c'è qualcosa che non va, che devo intervenire, aiutarlo in qualche modo. e adesso vivo un momento di grossa apprensione. 
si potrebbe desumere da quello che ho appena raccontato, che sia normale: che io voglia semplicemente aiutare mio figlio a stare meglio, e questo è senz'altro vero. ma mi scopro a nutrire un certo astio nei confronti di questa maestra, che pure passa per essere un'ottima insegnante, proprio come se io stessa fossi una bambina arrabbiata. 
mi chiedo come si possa credere che urlare e intimorire dei bambini possa dare frutti positivi, mi chiedo perchè caricarli tanto con il lavoro a casa (poche cose all'apparenza, ma per loro già solo scrivere due pagine di lettere è una grande fatica), loro che dovrebbero passare secondo me in modo graduale e morbido da un mondo di solo gioco ad uno di responsabilità. e come ritenere giusto non consentirgli, nell'arco delle cinque ore trascorse in classe, nemmeno un quarto d'ora per alzarsi durante la merenda? comincio a sentirmi una mamma apprensiva perchè sono incapace di leggere la realtà dei fatti con lucidità: io sento solo la parte di mio figlio e di qualche amico, ma quanto ci si può affidare alle parole di un 5enne? quanto il loro riportare fatti è condizionato da un, normale, turbamento iniziale? quanto di quello che sta vivendo è grave e ingiusto e quanto invece un passaggio in qualche modo obbligato?
ma così come ritengo ingiuste tutte queste cose, riterrei altrettanto ingiusto, sbagliato, prendere le parti di mio figlio come se fosse la vittima di un orco (o meglio di un'orchessa!), senza valutare a fondo e il più freddamente possibile la situazione. 

ho riletto da poco un brano delle "piccole virtù" di natalia ginzburg sull'educazione dei figli (dove tra l'altro c'erano anche delle considerazioni interessanti sul rapporto del bambino col denaro...ma di questo parleremo un'altra volta!). mi ritrovo in parecchi dei suoi pensieri, e soprattutto su uno: l'idea che mi ero fatta di come avrebbe dovuto essere il trio "matteo-me-i compiti", cioè che ruolo avrei dovuto svolgere con lui rispetto a questa sua nuova responsabilità. e l'ho sempre pensata un pò come lei, che sostiene che fin da subito il bambino dovrebbe interpretare il suo impegno con la scuola un campo solo suo, in cui noi genitori gli siamo di affiancamento. ho sempre pensato che i compiti avrebbe dovuto farli da solo e non con me seduta a fianco, e che mai lo avrei condotto a pensare, neanche nei momenti di difficoltà, che la maestra fosse stata ingiusta (pur magari pensandolo), perchè ritengo che la fiducia di un bambino nel proprio insegnante sia fondamentale affinché possa imparare e crescere serenamente. quella deve essere l'ultima spiaggia. ed ero pronta a tenermi anche qualche sgridata fuori luogo o a fare, di fronte a lui, buon viso a cattivo gioco, pur rodendomi dentro per "quell'imbecille che non l'ha capito". insomma, mi volevo fidare!
adesso mi ritrovo invece anche a consigliargli, quando è troppo stanco di stare seduto, di chiedere alla maestra di andare in bagno per potersi sgranchire un pò. e se lui mi risponde: "mamma, ma la maestra ha detto che non si va in bagno per andare a passeggio", io candidamente gli rispondo: "ma tu non vai a passeggio, tu vai in bagno e vedi se ti esce la pipì, se non esce pazienza!"

so che questo è un momento transitorio, che più passerà il tempo più questa situazione si chiarirà, in un verso o in un altro. quello che vorrei però, è non proteggerlo oltremodo, vorrei riuscire a calibrare il mio istinto di "primo soccorso" con una ragionevolezza e un distacco utili a lui per guardare con sicurezza la situazione. perchè penso che accarezzargli la testa e dirgli "povero bambino" non gli porterà bene ma lo renderà ancora più insicuro, sicuro solo del fatto di potersi nascondere tra le mie braccia e non affrontare la situazione.

mi ricordo che quando iniziò la materna visse un momento simile, di grande rifiuto, e la maestra di allora di confortò dicendomi che quello di matteo era in fondo un atteggiamento positivo perchè buttare tutto fuori subito e senza filtri o inibizioni lo avrebbe portato a superare la situazione nuova in maniera duratura, trovando davvero il suo modo per viverla.
io spero che oggi sia ancora così.

venerdì 12 settembre 2014

notizie da un mondo in movimento



eccomi di nuovo qua dopo quasi tre mesi. alla fine qualcosa è riuscita a muoversi nonostante gli inizi da salto ad ostacoli! sono riuscita ad "abitare" il nostro studio, piccolo e con una bella atmosfera di propositi e di voglia. poi, piovuto dal cielo perchè non me lo aspettavo così presto, ho preso un lavoro: la ristrutturazione di un appartamento i cui proprietari sono aperti alle proposte, cosa non da poco. poi ancora siamo riusciti a partire per le tanto desiderate vacanze, in puglia in un mare bellissimo. 
e adesso siamo qui che aspettiamo che comincino le scuole. matteo andrà in prima elementare (e l'avvicinarsi della data ha comportato una ripresa della pipì a letto che nemmeno il mago ha saputo arginare, più qualche attacco di "mammite"), mentre pietro continuerà la materna ma in un'altra scuola dove potrà stare con bambini più vicini alla sua età. 

è proprio vero che ogni cosa ha il suo tempo. fino all'anno scorso, con pietro ancora semi-parlante e pseudo-camminante, il mio desiderio di ricominciare a lavorare era ancora pieno di conflitti. mi barcamenavo in organizzazioni casalinghe, alimentari e ludiche con tutta l'energia che avevo perchè sentivo che il mio posto, la mia mente, dovevano essere dedicati a lui, a loro. adesso ha 3 anni e mezzo e sento proprio fisicamente che il cordone ombelicale si sta allentando (c'ho messo un pò? lo so: sono lenta in tutto!) e che c'è spazio anche per altro. lo cercherò, anche per questo blog.

martedì 3 giugno 2014

di pipì a letto e di maghi

fino ad un mese fa matteo faceva ancora la pipì a letto quasi ogni notte. ha 5 anni e da quando non ha più il pannolino notturno la musica è sempre stata questa... tante lavatrici e l'acquisto di qualche lenzuolo in più! 
abbiamo provato l'approccio "non diamogli importanza, è una fase", poi quello più responsabilizzante: "devi proprio cercare di non farla!", poi quello cooperativo: "beviamo meno la sera". ma niente aveva messo fine alla cosa, qualche breve successo ma nella sostanza il problema non si è mai risolto. il pediatra mi aveva detto che se per i 5 anni compiuti non avesse smesso avremmo dovuto ricorrere ad un rimedio farmacologico.... mhm....la cosa non mi piaceva.... ero consapevole che in teoria avere ancora questa "debolezza" avrebbe potuto inibirlo nei rapporti sociali, ma nella realtà vedevo che non mostrava alcuna forma di mortificazione, mi diceva semplicemente "mamma, ma io non me ne accorgo proprio", e anche andare a fare le notti a scuola con gli amici non era un problema per lui. quindi un mesetto fa abbiamo deciso di provare ad intervenire omeopaticamente: al massimo non avrebbe funzionato e d'altra parte la sua tranquillità sulla questione non ci spingeva verso rimedi più drastici. 
siamo andati dall'omeopata di un'amica perchè noi, pur curandoci anche con medicine omeopatiche, non abbiamo mai avuto un riferimento fisso. questo signore ci ha accolto nel suo studio e ha chiacchierato a lungo con matteo, come c'era da aspettarsi. ha rivolto a lui ogni genere di domanda, sia quelle più generiche, tipo dove viviamo, che lavoro fanno mamma e papà, sia quelle più personali: cosa ti piace, giochi con tuo fratello, vai a scuola con piacere, quale gioco preferisci, cosa sogni... è stato divertente sentire matteo rispondere ad un estraneo su tanti argomenti posti così esplicitamente. sembrava grande e sapeva un sacco di cose!
dopo le chiacchiere, lo ha fatto stendere sul un lettino per una visita almeno apparentemente più canonica. dopodiché, in silenzio, è tornato alla sua scrivania a scrivere consultando prontuari. 
mi ha consegnato un foglio a4 pieno zeppo di medicinali mai sentiti prima e mi ha detto solo "ci vediamo tra un paio di mesi". io, abituata ad una medicina diversa nonchè figlia di medico allopatico, sono rimasta interdetta: tutto qui? io seguo senza sapere la tua valutazione del caso?? e così glielo ho chiesto: "non mi dice niente? che pensa?"
lui mi risponde serafico: "quello che penso l'ho scritto lì".
un pò meno serafica gli rispondo: "si ma questa è la sua lingua, non la mia"
lui mi sorride ma in realtà è solo un imbonimento, aggiunge soltanto: "è un soggetto linfatico. dobbiamo pensare a farlo stare bene". 
avrei voluto dirgli molte cose, tipo che non so cosa sia un "soggetto linfatico" e che parlare così è come non parlare. avrei voluto dirgli che è proprio il mio desiderio di farlo stare bene risolvendogli un problema che mi spinge a voler capire e anche che se mi chiedi 120 euro penso di avere il diritto a qualche parola in più. 
invece lascio cadere così, soltanto perchè c'era matteo e non volevo fare storie davanti a lui con un medico di cui lui doveva avere fiducia. esco però evidentemente irritata. non mi era piaciuto l'atteggiamento da "mi metto sul cerasiello", come si dice qui, ossia questo approccio che richiede un'affidamento incondizionato senza nessuno scambio, come dire "io sono il medico e tu devi solo seguire i miei dettami, non capire", anche se in seguito mi è stato spiegato che alla prima visita gli omeopati fanno così. 
comunque avevo intenzione di seguire la sua cura, e così chiedo a matteo: "ti è piaciuto questo dottore?". lui mi fa: "a me sembrava di più un mago!". mi fa sorridere, ripenso al suol fare sibillino e imperscrutabile che può aver stupito anche matteo. dico "eh si, in effetti era un poco mago!"

non iniziamo subito la cura perchè ci dobbiamo far preparare i medicinali dalla farmacia e nel frattempo matteo aveva preso una botta cadendo, per la quale stavamo usando dell'arnica in granuli e sappiamo che le cure omeopatiche non vanno sovrapposte. quindi passano dei giorni, una decina, durante i quali, incredibilmente, matteo fa la pipì a letto solo una volta: un record! poi iniziamo (oggi sono 10 giorni) e di pipì più nessuna! dico a matteo: "amore hai visto, la visita da quel dottore funziona. forse avevi ragione che era un mago!". matteo mi risponde: "no mamma, forse il mago ero io e non lo sapevo!"

io adoro i bambini e il loro modo di vedere la realtà!

giovedì 29 maggio 2014

itaca

itaca - ernesto tatafiore

questo è uno dei dipinti di ernesto tatafiore che preferisco. lui è un pittore-psichiatra napoletano.
parla di viaggi, di sogni, di attese. e mi riporta alla mente la poesia di kostantinos kavafis, nella quale itaca rappresenta ancora il viaggio.

Quando ti metterai in viaggio per Itaca 
devi augurarti che la strada sia lunga, 
fertile in avventure e in esperienze. 
I Lestrigoni e i Ciclopi 
o la furia di Nettuno non temere, 
non sarà questo il genere di incontri 
se il pensiero resta alto e un sentimento 
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. 
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, 
nè nell’irato Nettuno incapperai 
se non li porti dentro 
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga. 
Che i mattini d’estate siano tanti 
quando nei porti - finalmente e con che gioia - 
toccherai terra tu per la prima volta: 
negli empori fenici indugia e acquista 
madreperle coralli ebano e ambre 
tutta merce fina, anche profumi 
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi, 
va in molte città egizie 
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca - 
raggiungerla sia il pensiero costante. 
Soprattutto, non affrettare il viaggio; 
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio 
metta piede sull’isola, tu, ricco 
dei tesori accumulati per strada 
senza aspettarti ricchezze da Itaca. 
Itaca ti ha dato il bel viaggio, 
senza di lei mai ti saresti messo 
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. 
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso 
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.


io sono in viaggio. tutto si sta trasformando, pur essendo sempre qui. 

mercoledì 14 maggio 2014

l'oro e l'argento

a volte si corre più del solito, e non perchè gli impegni siano aumentati ma semplicemente perchè la testa è piena di pensieri, positivi come progetti o negativi come preoccupazioni, e si corre perchè non si riesce a dare uno spazio ordinato agli uni e agli altri, il giusto posto affinchè la positività dei primi riesca anche a contaminare la difficoltà dei secondi.
in questo momento sono abbastanza piena di tutti e due: la decisione di ricominciare a fare l'architetto nello studio con il mio compagno che è ingegnere e con il quale abbiamo deciso di condividere i lavori, anche se la parte di architettura deve ancora riprendere il lancio dato che sono stata ferma un bel pò. parallelamente, un altro sogno che piano piano si è trasformato in idea, e spero che presto si trasformerà anche in realtà...ci sto lavorando. poi le annose preoccupazioni economiche, che impediscono di programmare e vivere in libertà, e quando si hanno dei figli quello a cui prima avresti rinunciato quasi senza problemi ti sembra invece indispensabile, come le vacanze...
ma per fortuna che ci sono loro, che ogni giorno con piccole considerazioni e semplici pensieri sono capaci di riportare tutto in equilibrio, facendoti capire che la vita è qui e ora ed il suo valore non va cercato lontano.

conversazione e coccole con matteo. 
gli dico: "tu sei l'amore mio!"
lui: "e sono d'oro?"
resto perplessa un attimo, non capisco. poi gli rispondo: "si, sei d'oro!"
lui: "allora pietro è d'argento, è arrivato secondo!"

martedì 29 aprile 2014

disegni in mostra / un modo per conservare i disegni dei bambini guardandoli

non so i vostri, ma i miei figli producono disegni su disegni. non dico che siano tutti meravigliosi, ma nel tempo ogni piccola opera acquista sempre più spessore, capacità di esprimere e un uso del colore che la rende unica: ognuna una tappa significativa della loro crescita. 
pietro tende ancora all'astratto, anche se inizia a padroneggiare forme più definite e si cimenta in tentativi di rappresentazione del reale: mi inteneriscono le sue grandi ambizioni - come il bambino che salta sul jumper e scavalca un'asta -  disegnate con pochissimi tratti anche se precisi. matteo invece ha iniziato a disegnare quello che vede, al principio i suoi giochi (treni, uomini ragno, serpenti, macchine, aerei, elicotteri), adesso anche qualche insetto che incontra sul terrazzo. una volta ha tenuto davanti a sè una vespa morta per una buona mezz'ora e l'ha ritratta!
mi piace l'urgenza che hanno di disegnare, di prendere pennarelli e fogli in qualunque momento e tracciare segni colorati. a volte mentre guardano la tv li vedi sparire e tornare col blocco e i colori e, un occhio al foglio un'altro allo schermo, vanno avanti anche per tutta la durata del cartone. altre volte mi chiedono di disegnare in macchina o al parco o a casa dei nonni o mentre mangiano il gelato, come se qualcosa li colpisse, non so se di quello che vedono o di qualcosa che provano in quel momento, e sentissero la necessità di fermarla.
mi piace la dedizione che hanno, la concentrazione, mentre realizzano il loro progetto. mi piace l'entusiasmo con cui me lo mostrano, mi piace ascoltare le loro spiegazioni e descrizioni, che mi rivelano come dietro quei segni incerti ma caparbi si nasconda un mondo di emozioni forti e di attenta osservazione. e mi piacciono i loro soggetti, i più disparati, che raccontano il mondo con il loro sguardo.


ecco perchè ho cercato un modo per non chiudere tutti quei disegni in scatole o cartelline. qualcuno si appende, qualcuno va sul frigo...ma non mi bastava: tutta questa produzione, tutta questa vita, vanno celebrate!
il problema è lo spazio: bastano dieci fogli A4 per riempire una parete di due metri per tre! allora ho pensato di ritagliarli riducendo così la superficie (anche perchè in un foglio magari il disegno è di pochi centimetri) e usarli come scenografie di piccoli fotogrammi, incorniciati dalle ante del loro anonimo armadio.


la lumaca e la vespa sono nate da un osservazione dal vero, il fiore rosso è un regalo per il mio compleanno, l'aereo grande è il primo disegno di aereo fatto da matteo che mi ha emozionato per l'accuratezza dei particolari e per i colori accesi, l'albero di pesco è nato dopo una giornata al parco, poi c'è la macchina "duplex", l'omino ancora "cefalopode", il palloncino stortignaccolo fatto con i primi acquerelli, l'uccello disegnato da un libro. 
sui cassetti in basso sta nascendo una "serie marina", per adesso i suoi unici personaggi sono un pesce rosso (il nostro) e un pesce lanterna, quello piccolo piccolo viola.


come si può non imparare dai bambini e da tutto questo?

domenica 13 aprile 2014

le frasi...

le loro frasi, i loro ragionamenti, le loro domande, sono bellissime. spesso mi sento sospesa tra la coscienza e l'incoscienza, come se improvvisamente potessi sentire la loro incertezza, davanti alle loro questioni, che sono piccoli pezzi di un mondo sotterraneo che racchiude il loro essere bambini. e li vedi, lampanti e splendenti, dentro a quelle frasi, sprazzi di mondo non ancora vissuto. tutto il giorno ti vivono accanto imparando ad appartenere al mondo, fatto di milioni e milioni di cose che noi sappiamo e capiamo, e a volte ti dimentichi che sono dei bambini, o meglio cosa vuol dire esserlo.

stasera pietro, nel silenzio e nella penombra della stanza prima di addormentarsi:
"mamma, perchè la gente parla?"
"per capirsi".
"ah", risponde lui. presa d'atto.

dopo pochi minuti si è addormentato.

martedì 1 aprile 2014

sulla consapevolezza: ha 3 anni, devo preoccuparmi?


siamo sempre così efficienti, così attenti, così desiderosi di comunicare con i nostri figli nel giusto modo (qual'è poi?!), di parlargli sempre con verità e sincerità, per rispettarli nella loro dignità di mini-uomini e mini-donne, che forse a volte eccediamo. 
io ho ecceduto? questo è quello che mi sto domandando dopo aver avuto uno scambio con pietro, mio figlio di 3 anni, questa sera.

faccio una premessa utile alla comprensione della mia domanda. in quest'ultimo periodo pietro ha cominciato a fare capricci spesso a ora di cena. parte che si siede a tavola e quando gli arriva il piatto non vuole mangiare. che vuole e poi non vuole l'acqua. che scosta continuamente il piatto per ribadire la sua posizione mentre noi, senza aver fatto storie per il suo rifiuto, continuiamo a cenare. ma la nostra calma in genere dura poco, perchè lui incalza nel chiedere attenzione con lagne, sbuffi, si alza da tavola, rovescia un bicchiere. insomma diciamo che se può essere utile non dare troppo peso al suo non voler cenare partecipando al gioco, diventa difficile e forse sbagliato accettare qualunque atteggiamento di ribellione. allora al primo maccherone che vola o bicchiere che si rovescia o posata che cade mentre fa esperimenti di equilibrio, l'atmosfera comincia a cambiare. la calma e la tenerezza che avevamo avuto verso di lui fino a quel momento, proponendogli anche di aiutarlo a mangiare con le sedie "vicine vicine" (a lui piace molto), si perde in fumose emozioni di conflitto. sei arrabbiato, sei stanco, ti senti in colpa perchè sai che se lui fa così ha qualcosa di forte da dire, ed evidentemente sta male. allora esplodi, cercando però di misurarti per non rovesciargli addosso un altro peso....
insomma, la dinamica è più o meno sempre questa, con volte in cui lui si ferma prima che avvenga l'esplosione (perchè poi è un tenero e non ci sta bene a restare arrabbiato con noi) o altre in cui noi riusciamo ad esplodere poco poco (perchè comunque ci sentiamo responsabili del suo stato).
gli ho anche perlato di tutto questo. (è qui la falla??). gli ho detto che questo modo di agire, rifiutare, di volere e poi non volere più o volere diverso, fa solo dispiacere noi e lui. e che se lui è arrabbiato per qualcosa, o triste, dispiaciuto, io lo vorrei sapere per poterlo aiutare. (tutto questo detto in un modo comprensibile per un bambino...spero!)

vengo al mio racconto:

eravamo a casa di certi amichetti che frequentiamo spesso, avevamo trascorso il pomeriggio lì ma si era fatta l'ora di andare via. avverto pietro e matteo (altro figlio 5enne) cercando di distoglierli dalla loro attività di quel momento. bracco pietro (che si lascia braccare) e comincio a mettergli le scarpe, intanto lui mi dice che non vuole andare via. io allora gli spiego che si è fatta ora di cena e che dobbiamo andare a casa per preparare. lui mi dice che vuole mangiare lì (qualche volta è già accaduto) e mi fa: "io voglio mangiare qui perchè poi a casa faccio i capricci". il tono era assolutamente neutro, non tendeva nè al ricatto nè alla preoccupazione, mi è sembrata una semplice constatazione, forse con un pò di amarezza ma non saprei. neutra.

che ne pensate? è strano, atipico, eccessivo, che un bambino di soli 3 anni abbia questa consapevolezza di sè? che sappia, e se ne preoccupi, che a casa si metterà in moto un meccanismo che ci farà arrabbiare tutti e che voglia prevenirlo? si sente in colpa? 
....il mio esplodere poco poco non basta?
attendo i vostri pensieri!

giovedì 20 marzo 2014

"non insegnate ai bambini" di giorgio gaber

(ne riporto le parole, anche se proprio adesso - incredibile a dirsi - c'è qualcuno che ne ha appena riportato anche la musica)

Non insegnate ai bambini 
non insegnate la vostra morale 
è così stanca e malata 
potrebbe far male 

forse una grave imprudenza 
è lasciarli in balia di una falsa coscienza. 

Non elogiate il pensiero 
che è sempre più raro 
non indicate per loro 
una via conosciuta 
ma se proprio volete 
insegnate soltanto la magia della vita. 


Giro giro tondo cambia il mondo. 

Non insegnate ai bambini 
non divulgate illusioni sociali 
non gli riempite il futuro 
di vecchi ideali 
l'unica cosa sicura è tenerli lontano 
dalla nostra cultura. 

Non esaltate il talento 
che è sempre più spento 
non li avviate al bel canto, al teatro 
alla danza 
ma se proprio volete 
raccontategli il sogno di 
un'antica speranza. 

Non insegnate ai bambini 
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente 
stategli sempre vicini 
date fiducia all'amore il resto è niente. 

Giro giro tondo cambia il mondo.

sabato 11 gennaio 2014

la scelta delle elementari e un pò anche una scelta di vita



il prossimo settembre matteo avrà 5 anni e mezzo ed andrà alle elementari. questo è il mese in cui "si fanno i giochi": si prende la decisione definitiva su quello che sarà il suo percorso per i prossimi cinque anni ed un pò anche il suo stile di vita, i suoi orari, le sue attività. 
tutto questo contempla anche me, ovviamente. le mie prospettive, i miei orari e le mie possibilità.
fino ad ora, ero decisa per una scuola in particolare. una scuola che ha un'ottima fama come corpo docente (l'ho scoperto adesso, perchè non è che fossi molto informata sulle scuole elementari in genere!), una struttura bellissima, antica di metà settecento, grande, molto ben tenuta e con un giardino, un chiostro e addirittura un piccolo teatro! una scuola con una platea mista, come la volevo io. con la cucina interna, e anche questo mi sembra importante perchè l'idea che per cinque anni mangi cose nelle vaschette e non fatte al momento mi fa un pò tristezza, anche se poi ho scoperto che nelle scuole senza cucina è stato da poco inserito lo "scodellamento", ovvero portano i pasti nei pentoloni. 
insomma, dal punto di vista delle caratteristiche migliori per lui ce ne sono abbastanza. in più è l'unica scuola non privata ad avere l'orario prolungato, cosa non da poco per me che, avendo più o meno ricominciato a lavorare (e spero che nel tempo sia sempre un pò meno meno e un pò di più il più!), stopparmi ogni giorno alle 12 per preparare un pranzo degno di questo nome e andare a prendere lui all'una e un quarto, sarebbe un pò un taglio delle gambe! quindi ottimo (sarebbe facile pensare)! e invece no! continuo a ritenere queste caratteristiche importanti, anche la sola bellezza che, soprattutto se messa a confronto con lo stato di degrado in cui versa la maggior parte delle scuole pubbliche italiane, dice molto. io penso che muoversi, crescere, fare in un posto bello aiuti ad esprimersi e anche a superare le ovvie difficoltà che si incontrano in ogni percorso.
quello che in questo momento mi tiene perplessa è, incredibilmente, l'orario prolungato.
le altre mamme della classe, inizialmente in molte orientate per il tempo pieno (circa un'ora in più di quello che fanno adesso), si sono piano piano allontanate dall'idea. "in fin dei conti sono piccoli", "le attività che vuole fare gliele organizzo io", questi i pensieri generali. alcune di loro non lavorano, quindi la scelta mi sembra molto comprensibile, altre si ma hanno situazioni in cui il marito ha un lavoro molto elastico o i genitori alla porta accanto, o una baby sitter full time.
devo dire che oltre che per una questione pratica/egoistica - avere più tempo per il mio lavoro - l'idea del tempo prolungato mi piace anche da un punto di vista ideologico. mi piace pensare che la vita sia impostata in un modo più aperto all'interno di una famiglia, in cui ognuno abbia un proprio spazio di autonomia in cui crescere e fare esperienza, indipendente dal nucleo. mentre mi appare una vita un pò chiusa quella in cui c'è qualcuno (in genere la mamma) che mette da parte le proprie passioni esterne alla famiglia, per creare sicuramente un 'nido' più tradizionalmente protetto ma che forse chiude un pò al mondo, tutti i membri della famiglia.
però oggi, che il tempo scorre verso il giorno dell'iscrizione in cui dovrò scrivere anche l'ordine delle mie tre preferenze, sono bloccata. forse mi sento in colpa per questo slancio che aumenta ogni giorno verso il mio progetto professionale. forse mi sento un pò strana a desiderare e cercare così tanto del tempo solo mio, dopo anni (quasi cinque) in cui il mio unico pensiero e desiderio era rivolto a loro. o forse mi sto solo rivalutando i pro e i contro nella testa, cercando di fare anche l'avvocato del diavolo per una scelta che mi sembra davvero importante, connotante, per la nostra vita. di tutti noi quattro.
non lo so. 
aggiungo per chiarezza che in effetti il tempo pieno sarebbe solo per tre giorni. gli altri due, a scelta, uscirebbe alle due e questo mi permetterebbe anche di fare i compiti con lui, cosa a cui tengo molto perchè penso che anche attraverso il suo apprendimento, quello che gli piace, quello in cui ha difficoltà, lo conoscerò sempre meglio.
e aggiungo anche che oggi sono andata nella scuola "ipotetica seconda scelta" e ne ho avuto un'impressione estremamente positiva, dalla bidella allegra e sorridente, alla vice preside alla mano, al segretario gentile. si tratta di un appartamento, in un bellissimo palazzo molto malandato, come anche l'appartamento, ma pieno di colori, un pò confusionario ma vivace. e così, dopo questo, resto nel mio dubbio ma lascio serenamente che sia il caso a decidere: il 18 ci sarà il sorteggio per la scuola a tempo pieno, se entreremo avrò più tempo per lambiccarmi il cervello sui miei sensi di colpa, se non entreremo so che starà comunque in una scuola con una atmosfera bella e io vedrò come organizzarci.
grazie per l'ascolto!

giovedì 2 gennaio 2014

B U O N 2 0 1 4


eccomi di nuovo qui, nel 2014, con le vacanze alle spalle e spero a breve anche la tosse, che ci ha assediato in questo mese di dicembre senza mollarci un attimo, balzando da un membro all'altro della famiglia ripetutamente, eccetto me che nonostante il fuoco nemico ancora non capitolo (è una cosa inspiegabile dell mamme...)!
abbiamo giocato tanto, da soli e in compagnia, imparando cose nuove. abbiamo trepidato nell'attesa di babbo natale, passato tempo con i cuginetti, mangiato e rimangiato, visto i fuochi, rimasti svegli fino ad ore incredibili e ci siamo coccolati tra le mura della nostra casa, che dovendoci accogliere per molti giorni anche in solitudine, date le influenze varie, è stata anche un pò la nostra tana, in un caos di giochi e disordine che non risparmiava nessuna stanza! ma è stato bello, perchè stare insieme è molto bello, in qualsiasi condizione. e questo mi fa pensare di essere molto fortunata.
perciò mi auguro e vi auguro un 2014 meraviglioso, in cui ogni giorno sapremo sentirci fortunati per quello che abbiamo e che sapremo cercare.


martedì 17 dicembre 2013

le frasi che disarmano: la gentilezza e la durezza della vita

alcune fanno sorridere, altre emozionano, ma tutte sorprendono. certe frasi dei bambini, dette con una tale leggerezza e schiettezza da colpirti. oggi i miei figli me ne hanno dette ben due, una a testa.

pietro (2 anni e 10 mesi) è in una fase che definirei di "calibrazione del capriccio". inizia ad essere più cosciente e la comunicazione tra noi è più facile. come molti bambini, usa il capriccio per attirare l'attenzione, e per capriccio intendo anche lo sgarbo, il dispetto, i "si/no" ripetuti fino all'esasperazione. io con tanta pazienza cerco di non cadere nel tranello e avere con lui sempre un tono dialogativo, che non incastra e non sbotta (non sempre mi riesce ma il tentativo c'è). cerco di fargli capire che il sistema non è quello, tanto che nemmeno io lo uso, ma che c'è sempre spazio per dire le cose in modo chiaro e sincero. 
e così mi sembra che lui stia cambiando. continua ad avere momenti di ripicca, di messa alla prova, ma lo vedi anche fare un passo indietro, ritararsi, guardandoti negli occhi per cercare in te la conferma del suo sforzo. 
stasera, quando l'ho messo a letto, ha ricominciato a tossire parecchio. non riusciva a stare steso, così gli ho preso un cuscino più alto, gli ho preparato dell'acqua e zucchero e sono rimasta vicino a lui accarezzandolo. lui mi teneva la mano come facciamo sempre prima di dormire e a un certo punto mi ha detto con tono sereno: "mamma, è bello essere gentili"
non so bene perchè, ma non ho pensato che si riferisse solo alla mia chiamiamola gentilezza di quei momenti, ma alla sua anche. alla sua docilità nel godersi quella gentilezza, e quindi alla sua potenziale gentilezza in generale. perchè per essere "gentili ", d'animo, bisogna saper apprezzare la gentilezza degli altri, la cura che hanno per noi. questa frase, piazzata così nel silenzio e semplice come poche, mi ha dato la misura di quello che io e pietro ci stiamo scambiando. perchè la gentilezza che sto cercando di trasmettergli non è la gentilezza nel dire le cose o la gentilezza della forma, ma piuttosto una cura, una morbidezza, la capacità di fidarsi e di accogliere. e adesso credo che sto riuscendo a farlo. ne sono felice. 

matteo (4 anni e 10 mesi) oggi torna da scuola emozionato dalle palline di natale che aveva preparato al laboratorio di pittura. aveva deciso di attaccarle all'albero di carta che stiamo preparando (di cui spero di riuscire a mostrarvi l'esito ma un pezzetto lo vedete anche qui su). per questo motivo mi ha chiesto subito la colla ma quando ha capito che pietro stava dormendo mi ha detto che per prima cosa voleva mettersi a fare altre palline, perchè effettivamente pietro in momenti del genere, dopo un pò, gioca al disturbatore, come è ovvio essendo piccolo. 
sapeva già tutto, come le voleva fare, cosa gli serviva per farle. quindi io mi sono ritrovata ad eseguire semplicemente le sue richieste  dandogli gli strumenti che mi chiedeva e ad osservarlo nella grande precisione e concentrazione che metteva nello svolgere quell'attività. 
a un certo punto lui stava mettendo i brillantini su una di queste palline. metteva la colla poi versava un pò di brillantina, toglieva l'eccesso ripiegando il foglio per far cadere i brillantini in un contenitore e non sul tavolo. poi metteva la colla negli spazi rimasti vuoti e ripeteva l'operazione, con grande dovizia e si intravedeva anche una certa fierezza. 
tant'è che, parlando tra sè e sè, l'ho sentito dire: "eh, la vita è bella... ma è dura!" e questa frase mi ha fatto sorridere: orgoglioso della sua capacità, sentiva di avere questa grande responsabilità, di portare avanti un lavoro impegnativo per lui come quello, ma assolutamente capace di farlo. 

alla fine in questi momenti che durano pochi secondi, il tempo di pronunciare due o tre parole, si ritrova il senso di quello che ci diciamo con i nostri figli. momenti in cui possiamo vederli nella loro profondità, una profondità molto semplice.

domenica 15 dicembre 2013

l'attesa del natale...senza tempo



sono giorni in cui il tempo manca continuamente, tra ricadute di tosse, grandi che si ammalano e tentativi di portare a termine alcuni regali per natale fatti in casa...
matteo prepara il suo regalo per i nonni (un ragno) e la carta per impacchettarlo, mentre io ancora non ho capito la questione regali come andrà a finire!
e voi? siete pronti?

sabato 26 ottobre 2013

il ritorno

mentre lo accompagnavo a scuola, ieri pomeriggio, con la borsa, il sacco a pelo e un travestimento da iron man (per difendere tutti dai fantasmi e dalle streghe), matteo mi ha detto "certo, peccato che non potevate venire pure voi, mi sarebbe piaciuto....". qualche attimo di silenzio che appositamente non ho riempito per aspettare che trovasse lui una soluzione. ed è arrivata: "però sai mamma, ho capito che così imparo a dormire da solo".
rasserenati siamo arrivati alla meta. già per le scale del palazzo si respirava un'atmosfera di mistero, con piccole candele ai lati dei gradini e poi la porta di ingresso coperta da un sipario nero e arancione zucca, matteo ha detto "forse ho un pò paura!". ma questa paura è durata quella frazione di secondo: il tempo di entrare, trovare la maestra e un altro amico che si stava travestendo... e via, corre in giardino quasi senza salutarmi.
io resto a chiacchierare qualche minuto con una delle persone che sarebbero rimaste lì, mi spiega quello che avrebbero fatto fino a sera (giochi di ricerca di fantasmi, streghe e anche draghi!) e che in genere si finisce per andare a dormire piuttosto tardi. mi dice anche che se le fosse riuscito mi avrebbe chiamato verso le undici.
torno a casa, dove il piccolo pietro aveva smesso di piangere per il fratello andato via senza di lui e abbiamo cominciato il nostro pomeriggio di gioco. mi ero ripromessa, insieme ad armando, di fare in modo che anche per pietro quel pomeriggio fosse speciale dedicandoci completamente a lui, cosa che non succede mai dato che con la presenza di matteo soffre di un'attenzione parziale. trascorriamo le ore a giocare, puzzle, pista dei treni, quattro o cinque storie, palla. ceniamo, lui va  a letto e a un certo punto mi accorgo che si erano fatte le undici, che quindi avrei potuto ricevere una telefonata dalla scuola, ma mi sono resa conto che non ci facevo molto affidamento. mi sarebbe più piaciuto parlare con lui, ma non mi interessava molto sapere che stava giocando e stava bene, già lo sapevo!

stamattina è andato armando a prenderlo. aveva dormito poco e non molto bene. è arrivato a casa comunque contento, senza i capricci soliti da stanchezza. era stonato, si vedeva, ma mi ha raccontato con entusiasmo quello che avevano fatto. che in giardino avevano trovato degli occhi di drago e che poi i fantasmi se li erano mangiati. che aveva visto una strega. che c'erano dolcetti a forma di fantasma. che avevano mangiato le polpette. che aveva dormito vicino alla sua amica francesca. che avevano letto una storia ma che lui non riusciva ad addormentarsi. che si è svegliato per primo ma la maestra era già sveglia perchè era rimasta in piedi tutta la notte per sorvegliarli (...). che poi si è svegliata chiara e hanno chiacchierato senza svegliare gli altri e hanno chiesto se potevano alzarsi per andare a giocare.

credo davvero che questa esperienza lo abbia fatto crescere, lo posso dire già da oggi. come ha reagito alla mancanza di sonno (che in genere è una sciagura!), come ha gestito i litigi col fratello. credo che sia contento. che si senta più forte. e mi fa un'immensa tenerezza pensare che davvero lui credesse di non riuscire a dormire senza di noi!

giovedì 24 ottobre 2013

a piccoli passi

lui è contento, anzi contentissimo. ed anche io per lui, sono emozionata: penso alle cose che dovrà portarsi, e anche a quelle che non porterà, perchè le nuove esperienze secondo me vanno un pò vissute per come sono, con qualche differenza rispetto alle abitudini, in grado però di mostrarti modi nuovi di vivere un momento. e questo significa apertura, crescita.
domani matteo dormirà a scuola. ogni anno, per il gruppo dei più grandi, organizzano delle notti a scuola, per natale, per la primavera. quella di domani sarà per halloween: nel pomeriggio prepareranno le zucche e all'imbrunire si inventeranno qualche gioco pauroso da fare in giardino, qualche fantasmino da aspettare...
è la prima volta che ha deciso di partecipare, le altre vedevo che era combattuto e alla fine optava per il no. ma questa volta è stato convinto, con quel SIIIII aperto ed entusiasta con il quale mi ha annunciato la decisione. 
ed io sono emozionata, davvero emozionata. per lui e per me. perchè è la prima volta in quasi 5 anni di vita insieme, che ci separiamo una notte, e quindi questa non può che essere un evento. anche perchè è lui che lo ha scelto, è pronto ad allontanarsi, e anche questo segna un passaggio. e mi piace l'entusiasmo con cui lo fa, l'assenza totale di titubanza, nonostante non più di quattro mesi fa fosse così combattuto, al punto poi da rinunciare. non mi ha fatto neanche una domanda che potesse nascondere qualche remora (tipo "potrò avere il biberon prima di dormire?", rito a cui è molto legato - ...eh si, ancora biberon!). il giorno della "decisione" mi ha solo detto "sai mamma, le altre volte non volevo andare perchè non ero sicuro che poi mi venivi a prendere! adesso invece lo so, e so anche che posso farcela a dormire senza di te, papà e pietro".
e stasera, che tutto si fa più imminente, mentre lo coccolavo sul divano guardandoci un pò di tv, mi chiede "domani ti mancherò?". e poi a letto, prima di iniziare a leggere la favola, sentenzia al fratello "guarda pietro che domani io ti mancherò, perchè non dormo qui".
eh si, mancherà a tutti! ma si divertirà tanto e sarà un'esperienza irripetibile per lui, per il significato e per la mancanza del biberon!

domenica 20 ottobre 2013

i cavalieri del congiuntivo

è il primo post che scrivo su un libro, e per di più un libro che non conosco. è un libro per bambini, un romanzo, che ho scovato nei miei "entropici" giri in rete, e credo che piacerebbe moltissimo anche a me. 
voglio ricordarmi di proporlo a matteo quando sarà tempo, ma credo che intanto lo leggerò io!
si intitola "i cavalieri del congiuntivo", di erik orsenna. qualcuno di voi lo conosce?
ho letto una recensione di leonatta bentivoglio sul sito ilmiolibro che mi ha fatto venire una gran curiosità. l'idea di personificare la grammatica della nostra lingua la trovo divertente e genialoide...
vi riporto qui l'articolo che si intitola "come alice nel paese della grammatica"

di Leonetta Bentivoglio, la Repubblica, 25/10/2004
Maledetti Congiuntivi: nemici dell'ordine, attraversano il testo come viaggiatori inarrestabili. Gli Infiniti, all'opposto, soffrono d'immobilismo. I Condizionali non fanno che costruire ipotesi senza affermare mai quello che pensano, mentre gli Imperativi, essendo categorici, passano il tempo a bisticciare.
Erik Orsenna, lo scrittore francese che si rivelò con il bestseller La grammatica è una canzone dolce, punta di nuovo a rivendicare la forza dell'architettura verbale e narrativa come strumento di comunicazione vivo e vero, al di là dell'arido tecnicismo in cui l'ha relegata l'insegnamento scolastico.
Anche in questo suo ultimo romanzo, dove i richiami a La Fontaine s'intrecciano a un omaggio al Petit Prince di Saint-Exupéry talmente esplicito da sembrare una parodia, la grammatica diventa un gioco che respira e le regole s'incarnano in creature attive e impertinenti. La protagonista è la stessa del libro precedente: l'intrepida Giovanna, ragazzina animata, come Alice, da una curiosità che schiaccia la paura.
Stavolta il suo viaggio sull'isola del Congiuntivo, controllata dal brutale dittatore Necrode, corre tra le insidie delle parole e il glorioso piacere della loro conquista. Dopo un intreccio esuberante di avventure, l'esploratrice giungerà a capire che la ricchezza del mondo si riflette, borgesianamente, in una biblioteca immensa e generosa di scoperte.

sempre in rete ho trovato una frase tratta dal libro, che mi sento di condividere a pieno:

"abbiamo bisogno di dormire per dare abbastanza spazio al sogno"

io sento continuamente il bisogno di evadere, di esplorare idee, di perdermi un pò nei pensieri e la vita ordinaria è piuttosto in conflitto con una necessità come questa. è per questo che mi piace dormire, penso. non un desiderio di non fare, ma il desiderio di non fare di fretta, di vivere quel ristretto momento della giornata in cui il sogno e la realtà sono perfettamente abbinati, senza compromesso.

lunedì 14 ottobre 2013

come si addormentano i bambini?



verso le nove di sera ci ritroviamo nella loro stanza, con una piccola lucina accesa a leggere una storia. una volta la sceglie il piccolo, una volta la sceglie il grande, e le pagine scorrono tra domande (a volte inerenti, a volte no) e soste sulle illustrazioni, di cui loro scorgono anche i dettagli. 
questo credo sia nella norma, e a casa nostra va così da quando il piccolo dorme in stanza con il grande (oramai un annetto abbondante) ed è in grado di seguire un racconto.
quando il libro si chiude c'è ancora qualche istante di svariate riflessioni su ciò che è stato appena letto (tipo mamma ma forse il lupo non era cattivo: era solo arrabbiato, ...certe come questa ti danno veramente da pensare!)
dopodichè ... ... da noi succede che non si può uscire dalla stanza finchè non si sono addormentati
premetto che non sono mai stata favorevole alle teorie tipo "lasciali piangere che prima o poi si stancheranno". da quando matteo era minuscolo, il sonno è sempre stato accompagnato da storie, canzoni o carezze. sono convinta che addormentarsi per un bambino possa non essere un'esperienza tranquillizzante, almeno quando è molto piccolo, e che debba essere un momento preceduto da rilassatezza e non da stress, paura o tristezza. però... ci dev'essere un "però" in queste mie convinzioni, che forse non riesco a vedere.
ho provato più volte a introdurre un modo diverso (favola + 5 minuti per dissertazioni varie + bacio + saluto) ma non c'è verso: escono fuori la paura del buio (anche se non è buio!), i da solo non mi viene il sonno,  oppure i giochiamo finchè qualcuno non torna
e così trascorriamo (noi grandi, a turno) quarti d'ora di immobilità, a volte con sottofondo di canzoncina (ma solo se è il turno di mamma che ne conosce un sacco) e sempre tenendoci per mano, infatti ho dovuto mettere la poltrona tra i due letti, per evitare di stare con la faccia schiacciata sulle ginocchia e le braccia divaricate per tutti quei quarti d'ora!
ora, poichè è davvero un piacere il momento della storia e delle loro strampalate riflessioni, ma davvero una tortura stare immobili nella penombra senza potersi muovere più di tanto (al massimo una sgranchita di ginocchia), mi chiedo: fino a che punto sto agendo bene? sto davvero aiutandoli perchè hanno ancora bisogno di compagnia per dormire?, oppure sto soltanto alimentando un vizio? 
credo che la cosa che mi può indurre in errore è il fatto che mentre matteo ha 4 anni e mezzo, pietro ne ha solo 2 e mezzo, e quindi dentro di me penso che lui ne abbia ancora bisogno. però il problema è che dormono insieme: che fare?

voi come vi siete regolate?