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lunedì 29 settembre 2014

prima elementare: che mamma sono?

venerdi mattina matteo, che da due settimane ha iniziato la prima elementare, correva per casa piangendo e gridando che lui non voleva andare a scuola. 
in verità quella mattina mi aspettavo qualche capriccio, perchè la notte si era svegliato e aveva dormito male e così ho affrontato la cosa come un normale capriccio da stanchezza, un pò appesantito dal fatto che comunque l'inizio di questa benedetta prima non è proprio liscio come l'olio! ma l'epilogo non è stato quello prevedibile: alla fine ho dovuto lasciare che non andasse a scuola, perchè per portarlo avrei soltanto dovuto trascinarlo con la forza.
non mi era mai successo di avere a che fare così con matteo: è un bambino che alla fine si lascia sempre convincere, perchè si fida e ti segue anche se proprio quella cosa non gli va giù. ma venerdi no: sembrava impazzito, e mi si stringeva il cuore in verità anche mentre mi arrabbiavo con lui per cercare di impormi.

è vero che ogni momento di passaggio, ogni cambiamento, è destabilizzante. 
per i bambini, poi, è come un salto nel vuoto al quale si accingono solo armati della fiducia che gli abbiamo trasmesso. ma tutto ciò non mi aveva mai dato pensiero: ero fiduciosa del fatto che matteo avesse acquisito sufficiente autonomia e sicurezza per affrontare questa nuova prova. 
alla materna che frequentava ero tra le poche mamme che non si preoccupava del fatto che il programma di prescolastica (ovvero una prima presa di confidenza con lettere e numeri) non fosse alla base del progetto dell'ultimo anno, nè mi preoccupavo troppo che i nostri figli fossero abituati a scorrazzare liberi per ore (a parte i momenti di attività laboratoriali) mentre in prima elementare gli sarebbe stato richiesto di restare seduti e concentrati per molto tempo. avevo Fiducia: nella scuola materna dove stava, in lui, nelle insegnanti che lo avrebbero accolto in prima, in me. 
mi è sempre piaciuto avere fiducia, credere nelle risorse delle persone e nella loro buona volontà. non mi è mai piaciuto invece essere apprensiva, preoccuparmi prima che le cose accadano, avere come primo pensiero nella testa quello peggiore.
ma adesso che la prima elementare è iniziata e vedo matteo turbato, stanco, fragile, preoccupato di non saper svolgere i compiti, e soprattutto che mi racconta che ogni giorno in classe piange, anche per parecchio tempo, perchè la maestra grida e lui non riesce a concentrarsi, o perchè ha mal di pancia o perchè quando scrive la S gli viene da pensare a me e gli manco ... penso che c'è qualcosa che non va, che devo intervenire, aiutarlo in qualche modo. e adesso vivo un momento di grossa apprensione. 
si potrebbe desumere da quello che ho appena raccontato, che sia normale: che io voglia semplicemente aiutare mio figlio a stare meglio, e questo è senz'altro vero. ma mi scopro a nutrire un certo astio nei confronti di questa maestra, che pure passa per essere un'ottima insegnante, proprio come se io stessa fossi una bambina arrabbiata. 
mi chiedo come si possa credere che urlare e intimorire dei bambini possa dare frutti positivi, mi chiedo perchè caricarli tanto con il lavoro a casa (poche cose all'apparenza, ma per loro già solo scrivere due pagine di lettere è una grande fatica), loro che dovrebbero passare secondo me in modo graduale e morbido da un mondo di solo gioco ad uno di responsabilità. e come ritenere giusto non consentirgli, nell'arco delle cinque ore trascorse in classe, nemmeno un quarto d'ora per alzarsi durante la merenda? comincio a sentirmi una mamma apprensiva perchè sono incapace di leggere la realtà dei fatti con lucidità: io sento solo la parte di mio figlio e di qualche amico, ma quanto ci si può affidare alle parole di un 5enne? quanto il loro riportare fatti è condizionato da un, normale, turbamento iniziale? quanto di quello che sta vivendo è grave e ingiusto e quanto invece un passaggio in qualche modo obbligato?
ma così come ritengo ingiuste tutte queste cose, riterrei altrettanto ingiusto, sbagliato, prendere le parti di mio figlio come se fosse la vittima di un orco (o meglio di un'orchessa!), senza valutare a fondo e il più freddamente possibile la situazione. 

ho riletto da poco un brano delle "piccole virtù" di natalia ginzburg sull'educazione dei figli (dove tra l'altro c'erano anche delle considerazioni interessanti sul rapporto del bambino col denaro...ma di questo parleremo un'altra volta!). mi ritrovo in parecchi dei suoi pensieri, e soprattutto su uno: l'idea che mi ero fatta di come avrebbe dovuto essere il trio "matteo-me-i compiti", cioè che ruolo avrei dovuto svolgere con lui rispetto a questa sua nuova responsabilità. e l'ho sempre pensata un pò come lei, che sostiene che fin da subito il bambino dovrebbe interpretare il suo impegno con la scuola un campo solo suo, in cui noi genitori gli siamo di affiancamento. ho sempre pensato che i compiti avrebbe dovuto farli da solo e non con me seduta a fianco, e che mai lo avrei condotto a pensare, neanche nei momenti di difficoltà, che la maestra fosse stata ingiusta (pur magari pensandolo), perchè ritengo che la fiducia di un bambino nel proprio insegnante sia fondamentale affinché possa imparare e crescere serenamente. quella deve essere l'ultima spiaggia. ed ero pronta a tenermi anche qualche sgridata fuori luogo o a fare, di fronte a lui, buon viso a cattivo gioco, pur rodendomi dentro per "quell'imbecille che non l'ha capito". insomma, mi volevo fidare!
adesso mi ritrovo invece anche a consigliargli, quando è troppo stanco di stare seduto, di chiedere alla maestra di andare in bagno per potersi sgranchire un pò. e se lui mi risponde: "mamma, ma la maestra ha detto che non si va in bagno per andare a passeggio", io candidamente gli rispondo: "ma tu non vai a passeggio, tu vai in bagno e vedi se ti esce la pipì, se non esce pazienza!"

so che questo è un momento transitorio, che più passerà il tempo più questa situazione si chiarirà, in un verso o in un altro. quello che vorrei però, è non proteggerlo oltremodo, vorrei riuscire a calibrare il mio istinto di "primo soccorso" con una ragionevolezza e un distacco utili a lui per guardare con sicurezza la situazione. perchè penso che accarezzargli la testa e dirgli "povero bambino" non gli porterà bene ma lo renderà ancora più insicuro, sicuro solo del fatto di potersi nascondere tra le mie braccia e non affrontare la situazione.

mi ricordo che quando iniziò la materna visse un momento simile, di grande rifiuto, e la maestra di allora di confortò dicendomi che quello di matteo era in fondo un atteggiamento positivo perchè buttare tutto fuori subito e senza filtri o inibizioni lo avrebbe portato a superare la situazione nuova in maniera duratura, trovando davvero il suo modo per viverla.
io spero che oggi sia ancora così.

giovedì 29 maggio 2014

itaca

itaca - ernesto tatafiore

questo è uno dei dipinti di ernesto tatafiore che preferisco. lui è un pittore-psichiatra napoletano.
parla di viaggi, di sogni, di attese. e mi riporta alla mente la poesia di kostantinos kavafis, nella quale itaca rappresenta ancora il viaggio.

Quando ti metterai in viaggio per Itaca 
devi augurarti che la strada sia lunga, 
fertile in avventure e in esperienze. 
I Lestrigoni e i Ciclopi 
o la furia di Nettuno non temere, 
non sarà questo il genere di incontri 
se il pensiero resta alto e un sentimento 
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. 
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, 
nè nell’irato Nettuno incapperai 
se non li porti dentro 
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga. 
Che i mattini d’estate siano tanti 
quando nei porti - finalmente e con che gioia - 
toccherai terra tu per la prima volta: 
negli empori fenici indugia e acquista 
madreperle coralli ebano e ambre 
tutta merce fina, anche profumi 
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi, 
va in molte città egizie 
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca - 
raggiungerla sia il pensiero costante. 
Soprattutto, non affrettare il viaggio; 
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio 
metta piede sull’isola, tu, ricco 
dei tesori accumulati per strada 
senza aspettarti ricchezze da Itaca. 
Itaca ti ha dato il bel viaggio, 
senza di lei mai ti saresti messo 
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. 
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso 
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.


io sono in viaggio. tutto si sta trasformando, pur essendo sempre qui. 

giovedì 20 marzo 2014

"non insegnate ai bambini" di giorgio gaber

(ne riporto le parole, anche se proprio adesso - incredibile a dirsi - c'è qualcuno che ne ha appena riportato anche la musica)

Non insegnate ai bambini 
non insegnate la vostra morale 
è così stanca e malata 
potrebbe far male 

forse una grave imprudenza 
è lasciarli in balia di una falsa coscienza. 

Non elogiate il pensiero 
che è sempre più raro 
non indicate per loro 
una via conosciuta 
ma se proprio volete 
insegnate soltanto la magia della vita. 


Giro giro tondo cambia il mondo. 

Non insegnate ai bambini 
non divulgate illusioni sociali 
non gli riempite il futuro 
di vecchi ideali 
l'unica cosa sicura è tenerli lontano 
dalla nostra cultura. 

Non esaltate il talento 
che è sempre più spento 
non li avviate al bel canto, al teatro 
alla danza 
ma se proprio volete 
raccontategli il sogno di 
un'antica speranza. 

Non insegnate ai bambini 
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente 
stategli sempre vicini 
date fiducia all'amore il resto è niente. 

Giro giro tondo cambia il mondo.

venerdì 8 novembre 2013

partiamo con rodari!

se ci riesco, vorrei scrivere un post monografico su gianni rodari. è da parecchio che ci penso, ma ci vuole il tempo che per adesso non ho avuto.
intanto inizio con questo libretto molto carino, "i viaggi di giovannino perdigiorno", che qui da noi ha avuto un grande successo. è edito da einaudi e le illustazioni appropriatissime sono di desideria guicciardini
si tratta di storie in forma di filastrocca che raccontano i fantastici viaggi di giovannino perdigiorno sul pianeta di cioccolato, sul pianeta senza sonno, in quello senza punta, o dagli uomini di carta, di gomma, di sapone e in molti altri luoghi straordinari in cui l'immaginazione è la padrona assoluta ma, come sempre capita con rodari, i risvolti tendono molto più in là, liberarsi dalle convenzioni e approcciare al mondo con allegria.



chi è giovannino perdigiorno?


giovannino perdigiorno
è un grande viaggiatore,
viaggia in automobile, 
in moto, in ascensore,
viaggia in monopattino,
a piedi, in aeroplano,
viaggia in dirigibile,
col carrettino a mano
con il treno diretto
e con l'accelerato,
ma un paese perfetto 
non l'ha ancora trovato

(la canzone di giovannino perdigiorno - da 'i viaggi di giovannino perdigiorno')


è un periodo che matteo ha una grossa passione per le parole. nonostante nessuno cerchi di insegnargli di più di quello che compete alla sua età, lui è molto incuriosito dalla scrittura, dalle lettere e anche proprio dal suono delle parole. mi chiede spesso cose tipo "mamma, ma gatto finisce con la T?" o fa scoperte come "mamma, mamma inizia con la M, come matteo!" e poi con le parole ci gioca. credo che faccia parte dell'età, inventare suoni e cose del genere, e lui si diverte anche a creare rime o mini filastrocche. è per questo che questo libretto mi è sembrato proprio adatto alla situazione.
avevo provato a leggergli rodari già un pò di tempo fa ma forse era troppo piccolo, oppure il testo che avevo scelto ("il libro dei perchè") non adatto. 
sono contenta quindi di poter dire che con questo mini libretto anche noi siamo entrati nel fantastico mondo di rodari!

domenica 20 ottobre 2013

i cavalieri del congiuntivo

è il primo post che scrivo su un libro, e per di più un libro che non conosco. è un libro per bambini, un romanzo, che ho scovato nei miei "entropici" giri in rete, e credo che piacerebbe moltissimo anche a me. 
voglio ricordarmi di proporlo a matteo quando sarà tempo, ma credo che intanto lo leggerò io!
si intitola "i cavalieri del congiuntivo", di erik orsenna. qualcuno di voi lo conosce?
ho letto una recensione di leonatta bentivoglio sul sito ilmiolibro che mi ha fatto venire una gran curiosità. l'idea di personificare la grammatica della nostra lingua la trovo divertente e genialoide...
vi riporto qui l'articolo che si intitola "come alice nel paese della grammatica"

di Leonetta Bentivoglio, la Repubblica, 25/10/2004
Maledetti Congiuntivi: nemici dell'ordine, attraversano il testo come viaggiatori inarrestabili. Gli Infiniti, all'opposto, soffrono d'immobilismo. I Condizionali non fanno che costruire ipotesi senza affermare mai quello che pensano, mentre gli Imperativi, essendo categorici, passano il tempo a bisticciare.
Erik Orsenna, lo scrittore francese che si rivelò con il bestseller La grammatica è una canzone dolce, punta di nuovo a rivendicare la forza dell'architettura verbale e narrativa come strumento di comunicazione vivo e vero, al di là dell'arido tecnicismo in cui l'ha relegata l'insegnamento scolastico.
Anche in questo suo ultimo romanzo, dove i richiami a La Fontaine s'intrecciano a un omaggio al Petit Prince di Saint-Exupéry talmente esplicito da sembrare una parodia, la grammatica diventa un gioco che respira e le regole s'incarnano in creature attive e impertinenti. La protagonista è la stessa del libro precedente: l'intrepida Giovanna, ragazzina animata, come Alice, da una curiosità che schiaccia la paura.
Stavolta il suo viaggio sull'isola del Congiuntivo, controllata dal brutale dittatore Necrode, corre tra le insidie delle parole e il glorioso piacere della loro conquista. Dopo un intreccio esuberante di avventure, l'esploratrice giungerà a capire che la ricchezza del mondo si riflette, borgesianamente, in una biblioteca immensa e generosa di scoperte.

sempre in rete ho trovato una frase tratta dal libro, che mi sento di condividere a pieno:

"abbiamo bisogno di dormire per dare abbastanza spazio al sogno"

io sento continuamente il bisogno di evadere, di esplorare idee, di perdermi un pò nei pensieri e la vita ordinaria è piuttosto in conflitto con una necessità come questa. è per questo che mi piace dormire, penso. non un desiderio di non fare, ma il desiderio di non fare di fretta, di vivere quel ristretto momento della giornata in cui il sogno e la realtà sono perfettamente abbinati, senza compromesso.

domenica 19 maggio 2013

lentezza


sono giorni strani questi. caratterizzati da una necessità di lentezza che mi sorprende.
milan kundera scriveva che c'è un legame segreto tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio (*). corre chi deve dimenticare, rallenta chi ha qualcosa da ricordare.
forse io devo ricordarmi di qualcosa, penso. perchè sono come sospesa. quando inizia la quiete della sera, finalmente rallento. e non voglio altro: solo rallentare. la mente procede nei suoi cammini, ma persino le idee, i progetti, non hanno fretta. voglio solo guardare fuori il terrazzo buio con lo sfondo merlato dai profili di cupole e palazzi. voglio solo restare seduta, tra le mie cose, dove vengo sempre a quest'ora, e ascoltando musiche di qualche concerto in lontananza ascoltare i miei pensieri. niente di eclatante, brevi considerazioni, o ri-assaporamento di piccoli momenti vissuti.
una lentezza quieta, che sembra non chiedere altro se non essere assecondata.

chissà cosa devo ricordare. forse è vero che molte cose le ho dimenticate. la fretta e l'entusiasmo dei bambini ti portano a mettere da parte un mondo intero, seppure donandotene un altro in cambio. 
forse devo ricordare qualcosa di quel vecchio mondo. o forse ricordare questo nuovo,  e non semplicemente lasciarlo vivere.

lo scoprirò.

* C'è un legame segreto tra lentezza e memoria, fra velocità e oblio. Prendiamo una situazione delle più banali: un uomo cammina per la strada. A un tratto cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge. Allora, istintivamente, rallenta il passo. Chi invece vuole dimenticare un evento penoso appena vissuto accelera inconsapevolmente la sua andatura, come per allontanarsi da qualcosa che sente ancora troppo vicino a sé nel tempo.
Nella matematica esistenziale questa esperienza assume la forma di due equazioni elementari: il grado di lentezza è direttamente proporzionale all'intensità della memoria; il grado di velocità è direttamente proporzionale all'intensità dell'oblio.
                                                                                                                        (milan kundera - la lentezza)

domenica 14 aprile 2013

il genio di bruno munari - parte II

ecco che finalmente riesco a pubblicare il secondo post su munari. quello sui giochi e sui libri. 
mi ci è voluto un pò perchè facendo delle ricerche ne ho trovati anche molti che non conoscevo, e mi sono persa in questo mare magnum di cose interessantissime!
ho deciso che vi parlerò di quelli più noti, suggerendovi dei link dove potrete trovarne anche di altri.

e adesso veniamo ai giochi
i giochi, come i libri di munari, sono molto semplici, quasi "non finiti" perchè pensati per essere completati dal bambino, lasciandogli così la libertà di giocare e di creare contemporaneamente. 
tutti i giochi sottendono il concetto, di matrice montessoriana, di illustrare al bambino "come si fa a fare", dando strumenti e informazioni tecniche senza indirizzarli sull'esito. l'intento è quello di non fargli "eseguire" qualcosa, ma di fargli "creare" qualcosa.
vedrete che si tratta di giochi a cui forse con i nostri figli non siamo più abituati, giochi che effettivamente suggeriscono senza dare un percorso prestabilito e nei quali la fantasia è la padrona. credo che i bambini di oggi possano anche trovarsi un pò spiazzati davanti a tanta semplicità e poche regole di esecuzione, ma credo che sia importante imparare a giocare tuffandosi completamente nella propria immaginazione e vedere dove ci porta!
  • metti le foglie



è un gioco in scatola che propone una serie di elementi per la conoscenza della natura, suddivisa nelle versioni Alberi e Rampicanti. 

è composto da carte con disegni di alberi spogli e timbri con la forma della foglia propria di ciascun albero. purtroppo non è più in produzione, ma sarebbe molto facile realizzarlo da sè. 
accanto ad ogni albero è disegnata la rispettiva foglia, ma anche i fiore ed il frutto, che il bambino potrà disegnare da sè. 
è possibile anche rendere "abitato" l'albero grazie a due timbri: una farfalla e una cavalletta! 
l'età consigliata è 5-9 anni.


  • più e meno
anche questo è un gioco in scatola ed è ancora possibile acquistarlo. io ce l'ho ed è bellissimo, tanto che sto pensando da creare delle immagini e farne dei quadretti, magari con loro, quando non lo useranno più!

è un gioco di composizione visiva; nella scatola ci sono un bel pò di carte di plastica trasparente (formato quadrato, molto carino) con sopra un piccolo disegno, che può essere la pioggia, un albero, un singolo ramo, un cane. e poi alcune a sfondo colorato. il gioco è comporre e "far svolgere" una storia attraverso la sovrapposizione e la sottrazione di queste carte. io ci ho giocato con matteo un pò di mesi fa ma mi è parso ancora troppo piccolo (anche se l'età consigliata è 3-8 anni), per cui ci riprovo tra un pò.


  • trasformazioni e strutture


giochi in scatola, anche questi di composizione visiva. credo che non siano più in commercio, data la difficoltà che ho avuto per reperirne immagini e informazioni.
tante tessere con disegni parziali o completi da affiancare e sovrapporre per "far accadere" qualcosa.
le prime due immagini in alto sono "sulla terra e in cielo" e "sulla terra e sottoterra".


  • poliscopio



un oggetto di metacrilato trasparente e incolore che sposta, trasforma, rompe immagini e segni. per giocare tra effetti ottici e geometria.


  • ABC con fantasia



questo è per i bambini già più grandicelli, che cominciano a conoscere le lettere. 
la scatola contiene pezzi dritti e curvi, chiusi e aperti. e così, componendo ogni lettera, il bambino familiarizzerà con le varie forme. come si vede dalla foto, i pezzi possono facilmente essere usati per creare qualunque tipo di immagine.


un sito interessante per trovare qualcos'altro è quello della collezione bruno munari, o anche questo articolo.




riguardo ai libri, che in realtà sono ancora dei giochi, anche qui c'è un mondo molto affascinante!
premetto che tutti i libri di munari sono editi da corraini, quindi quelli che non troverete in questo post li troverete lì. 
io vi parlerò di quelli che ho o che ho avuto per le mani e che ho trovato meravigliosi, nella loro infinita semplicità. sono anche i precursori di molti libri che troviamo adesso nelle librerie (e pensate che questi sono stati scritti a partire dagli anni Quaranta!) e la loro bellezza sta anche nel fatto che, anche se non li acquistiamo, propongono comunque un modo e delle idee per suggestionare e interessare i bambini.



  • i pre-libri


forse già li conoscete, perchè sono un cult! "Sono una serie di 12 piccoli libri (10 x 10 cm) dedicati ai bambini che non hanno ancora imparato a leggere e scrivere, disegnati per adattarsi alle loro mani e assemblati usando diversi tipi di materiali, colori e rilegature. 

Offrono una varietà di stimoli, sensazioni e emozioni, che nascono dall'accostamento di percezioni e immagini: "dovrebbero dare la sensazione che i libri siano effettivamente fatti in questo modo, e che contengano sorprese. La cultura deriva in effetti dalle sorprese, ossia cose prima sconosciute" (Bruno Munari). (cit. dal sito corraini)





dal sito officina-creativa.net


carino questo stralcio di intervista a munari quando i prelibri uscirono, nel 1980:

A – Che cos’è un libro?
B – Un oggetto fatto da tanti fogli, tenuti assieme da una rilegatura.
A – Ma cosa c’è dentro?
B – Di solito ci sono delle parole che, se fossero messe tutte in fila su una riga sola, questa riga sarebbe lunga chilometri e per leggerla bisognerebbe camminare molto.
A – Ma che cosa si legge in quelle parole?
B – Si leggono tante storie diverse, storie di gente di oggi o dei tempi antichi, esperienze scientifiche, leggende, pensieri filosofici o politici molto difficili, poesia, bilanci economici, informazioni tecniche, storie di fantascienza…
A – Anche favole?
B – Certamente anche favole, storie antiche, nonsense, limerick.
A – Con tante figure?
B – Certe volte con moltissime illustrazioni e poche parole.

A – Ma a cosa serve un libro?
B – A comunicare il sapere, o il piacere, comunque ad aumentare la conoscenza del mondo.
A – Quindi se ho ben capito serve a vivere meglio.
B – Spesso sì.
A – Ma la gente li usa questi libri?
B – Alcuni ne leggono molti, altri li usano per decorazione, c’è gente che ha in casa un solo libro: l’elenco dei telefoni.
A – Allora sarebbe utile che anche i bambini di tre anni cominciassero a familiarizzarsi con il libro come oggetto, a conoscerlo come strumento di cultura o gioco poetico, ad assimilare quella conoscenza che facilita l’esistenza.
B – La conoscenza è sempre una sorpresa, se uno vede quello che sa già, non c’è sorpresa. Bisognerebbe fare dei piccoli libri tutti diversi tra loro ma tutti libri, ognuno con dentro una sorpresa diversa, adatta a bambini che non sanno ancora leggere.
A – Posso averne uno anch’io?
B – Ne avrai una intera biblioteca, piccoli libri di tanti materiali diversi, di tante materie diverse: un libro di ottica, un libro di avventure tattili, un libro di geometria dinamica, uno di ginnastica, uno storico culturale, uno di filosofia, un romanzo d’amore, un libro pieno di tutti i colori, un libro trasparente, un libro morbido, un libro di fantascienza…
A – Ma come si chiamano questi libri?
B – I PRELIBRI.
A – Li voglio subito.



  • disegnare un albero

"albero: esplosione lentissima di un seme" (bruno munari)



questo libro è meraviglioso, delicato e semplice.
racconta, con moltissimi disegni e pochissime parole, come si disegna un albero e quindi, soprattutto, come cresce. 




da "disegnare un albero" di bruno munari


  • nella notte buia





"avvincente ricerca all’interno della notte, sotto l’erba del prato, nel fiume sotterraneo e nella grotta, passando con la propria fantasia e curiosità (quasi con il proprio corpo) attraverso i fori, i pertugi e i profondi buchi presenti nelle pagine di carta, nere o ruvide o trasparenti.... ognuno segue fino in fondo, con il fiato sospeso, la piccola luce che si intravede lontano". (cit. dal sito corraini)

a proposito di questo libro, vi segnalo un bel post di "il mondo di cì". un post dedicato a questo libro, che l'autrice legge, o meglio sfoglia,  con la sua bambina.


  • i libri sulle figure geometriche: il cerchio, il triangolo e il quadrato


sono tre libri distinti, ed in realtà non sono pensati per bambini - dato che i riferimenti sono anche piuttosto complessi - però l'approccio, l'idea è secondo me adattabile ai bambini, mostrandogli come nel mondo di tutti i giorni queste forme astratte diventano davvero qualcosa. 

quindi più che suggerirvi il libro, suggerisco l'idea di un gioco!




  • emozioni


"Parole che si susseguono in modo non convenzionale ed esplosioni di colori per cercare di "descrivere" sensazioni ed emozioni." (cit. dal sito corraini)

questo in realtà non non me lo ricordavo, ma mi è sembrato molto carino... come sempre molto carina l'idea, per me, da adattare sui bambini. 
purtroppo non sono riuscita a trovare immagini delle pagine del libro, sarei stata molto curiosa di "sfogliarlo"....ma lo farò in libreria!





  • viaggio nella fantasia


da "viaggio nella fantasia" di bruno munari

questo è un libro molto carino e divertente. già a partire dalla copertina bucherellata ti suggerisce qualcosa da scoprire! e in effetti quella copertina è tutto, svela "l'argomento" del libro: quei pallini!
ogni pagina li riporta sempre uguali ma "trasformati" nella base di un disegno diverso, bastoncini, un rametto pieno di bacche, una collana, delle isole, schiuma.... tutti i disegni sono molto schematici e semplici e accanto c'è una breve descrizione del disegno venuto fuori.
ci ho giocato con matteo, sfogliandolo insieme, e ci siamo divertiti a immaginare da noi cosa fossero...

  • mai contenti

questo è invece una favola. 
La storia è circolare e vede protagonisti animali sognatori; cosa sognano? Ciascuno di essi desidera essere diverso da quel che è: “l’elefante è stanco di esser un grosso animale pesante e sogna… di essere un uccellino per poter volare e cantare”. Dall’uccellino al pesce alla lucertola, ciascun animale rimanda a un altro, finché l’ultimo, la mucca, “sogna di essere un elefante per avere le corna in bocca”. E tutto ricomincia daccapo. (cit. dal sito "leggere che piacere") 






  • la favola delle favole


"Un libro-gioco con pagine intercambiabili che permettono ai bambini di creare la loro favola personale". (cit. dal sito corraini)


  • prima del disegno


"Le invenzioni segniche della matita lasciata quasi libera sulla carta". (cit. dal sito corraini)
    questo libro l'ho sfogliato molto tempo fa, e mi ricordo che mi piacque molto. mi ricordo che mi piacque molto la libertà di "scarabocchiare" e di dare un senso a quegli scarabocchi.



    • alla faccia


    "come costruire attraverso diversi tipi di "segni" innumerevoli volti con caratteristiche diversissime". (cit. dal sito corraini)


    da "arte come mestiere" di bruno munari

    queste immagini sono tratte da "arte come mestiere", ma il tema è lo stesso!
    anche questo può essere un gioco divertente. forse per i bambini più piccoli inventarsi una faccia potrebbe essere difficile, non avendo ancora padronanza delle varie forme e segni, però se preparassimo una serie di ritagli, creare delle facce originali sarebbe divertente!

    e qui concludo questo lungo e laborioso post, che ha avuto il merito di farmi incontrare cose ancora sconosciute e ri-incontrare quelle che avevo dimenticato. 
    spero che anche per voi sia stato bello e suggestivo, che vi abbia dato spunti o fatto ricordare qualcosa che facevate da piccole e che vi piaceva particolarmente. ...con i bambini è sempre utile  tornare bambini!

    anzi, un'ultima cosa! ce la fate o vi si è annebbiata la vista??! vi segnalo anche il catalogo di corraini, un pdf pieno di cose interessanti, e il link ad un libro (giocare con tatto) di beba restelli, allieva e poi collaboratrice di munari, in formato pdf: io lo cercherò anche cartaceo in libreria! comunque l'ho letto e mi è piaciuto molto.

    domenica 7 aprile 2013

    il genio di bruno munari - parte I



    C'è sempre qualche vecchia signora che affronta un bambino facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di cicci, di cocco e di piciupaciu. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri, nei quali sono completamente impegnati.
    (da  "arte come mestiere" -  laterza - pag. 97)


    ho conosciuto bruno munari verso la fine dell'università ed è stata una di quelle scoperte in grado di cambiarti la prospettiva sulle cose, quello che succede quando incontri qualcuno il cui pensiero è già in sintonia con qualcosa che ti appartiene: la sua logica, la sua etica, la sua voglia di semplificare e di osservare con obbiettività e limpidezza l'uomo (e il bambino in quanto pre-uomo)  con le sue abitudini di vita. 



    bruno munari è stato un designer, ma non solo. 
    ha progettato mobili, lampade, oggetti d'arredo, persino un posacenere. ma è stato anche un artista nel senso più classico del termine (a fianco del movimento futurista), è stato un grafico e si è occupato, mettendo insieme tutte queste attitudini, dell'infanzia. 
    ha creato giochi, libri, mobili e negli anni Settanta ha anche organizzato dei laboratori di arte visiva per bambini ("giocare con l'arte"), che oggi fanno parte di quello che si definisce "metodo munari". 

    nel suo pensiero, intervenire sul mondo dei bambini è il modo migliore per arrivare ad una società i cui individui siano felici, e  la creatività è una parte sostanziale del percorso verso la felicità.
    a questo proposito, riferendosi a chi progetta giochi e giocattoli, scrive un passo molto interessante, utile secondo me anche a chi non è del mestiere, perchè aiuta a capire la logica e l'importanza del gioco per i bambini.

    è questo:

    Un altro modo di progettare un gioco o un giocattolo è invece quello di considerare di produrre qualcosa che sia utile alla crescita individuale, senza naturalmente dimenticare un giusto profitto per l'impresa.
    Che cosa può essere utile, ci si può chiedere, alla crescita di un individuo in formazione come un bambino? Qualcosa che gli dia, attraverso il gioco, delle informazioni che gli potranno servire quando sarà adulto. Sappiamo tutti che quello che un bambino memorizza nella tenera età, gli resterà poi per tutta la vita. E' così che possiamo aiutare a formare individui creativi e non ripetitivi, individui con una mente elastica e pronta a risolvere ogni problema che l'individuo può incontrare nella vita: da quello di trovare un lavoro, a quello di progettare la propria casa di abitazione, a quello di educare i propri figli. Un individuo capace di capire ogni forma d'arte, capace di comunicare verbalmente e visivamente, capace di comportamento sociale equilibrato.
    Tutto ciò si può ottenere se il bambino gioca, già a tre anni, con dei giochi o giocattoli giusti. A tre anni il bambino sta memorizzando il frutto delle sue esperienze sensoriali sull'ambiente che lo circonda. I suoi recettori sensoriali sono tutti simultaneamente aperti: egli ha una sensazione globale dell'ambiente nel quale vive. Egli incomincia a conoscere le forme e i colori delle cose, attraverso il tatto egli impara a distinguere le cose morbide da quelle dure, quelle lisce da quelle ruvide, quelle elastiche da quelle rigide... Egli non sa ancora i nomi di queste qualità, ma già le ha vissute nella sua quotidiana esperienza. Egli sa quello che punge e quello che scotta, vuol bene alla mamma perchè, nel periodo in cui si nutriva di lei, ha avuto sempre delle sensazioni di morbidezza e un certo profumino (che poi cercherà di prolungare nel pezzo di tessuto che terrà sempre in mano come Linus). Ha avuto anche sensazioni di calore o di freddo o di fresco, conosce il vento e la neve, la pioggia e la nebbia, la luce e il buio.
    Nel suo cervello, come in un computer, tutto è memorizzato per tutta la sua vita. Al momento opportuno, a qualunque età, di fronte a qualcosa di sconosciuto, cercherà una relazione con quello che sa, per poter capire.
    Una giusta memorizzazione di dati, al momento opportuno, aiuta a vivere meglio, dà le informazioni utili al momento giusto. Un individuo creativo è un individuo completo, non ha bisogno di tanti esperti per risolvere i suoi problemi.
    Un designer può quindi progettare un gioco o un giocattolo che comunichi al bambino, all'uomo in formazione, il massimo compatibile di informazioni e, nello stesso tempo uno strumento per la formazione di una mente elastica e dinamica; non statica, ripetitiva, fossilizzata. 
    (da  "Da cosa nasce cosa" - Laterza - pag. 240)


    partendo da questi presupposti, munari dedica grossa parte della sua attenzione e produzione al mondo dei bambini, ed in realtà, anche quando non vi si dedica apertamente, molti dei suoi progetti assomigliano a  giochi, magari non sempre nell'utilizzo ma certamente nell'interpretazione e nella logica del progetto. 
    il suo approccio è sempre un approccio "originale", quasi infantile, che cerca nelle cose la loro essenziale semplicità. questo mi piace molto di lui: che attraverso il gioco, eretto quasi a metodo, indaghi anche gli aspetti "seri" del vivere degli individui, affrontando seriamente progetti paradossali e "giocosi",  proprio come fa un bambino quando si impegna e si concentra in quello che per noi "è solo un gioco"
    mi vengono in mente per esempio la serie delle "macchine inutili" - lavori di arte cinetica - o le sculture da viaggio (cartoncini piegati e tagliati che creano delle sculture portatili per abbellire le anonime stanze d'albergo), o anche la "sedia per visite brevissime" con la seduta inclinata.




    sono molto affascinata dal lavoro di munari e ho deciso di scrivere questo post proprio perchè penso che le sue idee sulla creatività, sulla formazione di esseri umani più felici e sul rispetto della capacità espressiva di ognuno di noi, siano alla base anche del nostro mestiere di mamme. prova ne sono anche i guest post (qui e qui) di silvia / mammabook, attraverso i quali cerca di indagare il rapporto tra l'arte e i bambini.


    i laboratori di arte visiva per bambini:

    questi laboratori avevano l'idea di avvicinare i bambini all'arte, utilizzata però come strumento conoscitivo e non come oggetto della conoscenza
    utilizzando riproduzioni di alcune opere d'arte, munari intendeva insegnare loro "come si guarda un'opera, piuttosto che leggerne solo il contenuto o il messaggio. L'arte visiva va sperimentata: le parole si dimenticano, l'esperienza no. Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco".   (cit. dal sito brunomunari.it)

    questo è ciò che scrive munari a proposito del suo primo "esperimento" di laboratorio:

    Non è un semplice "parcheggio", dove i bambini possono giocare con pennelli e tempere, "liberi di fare quello che vogliono avendo davanti agli occhi le riproduzioni delle opere esposte nel museo"... (libertà che è un abbandonarli all'imitazione) e nemmeno soltanto un "raccontare" le opere d'arte...
    Nei laboratori "si gioca all'arte visiva", si sperimentano tecniche e regole ricavate dalle opere d'arte di ogni epoca, trasformate in giochi. 
    (da "il laboratorio dei bambini a brera" - di bruno munari)



    vi suggerisco questa pagina, molto interessante e ben scritta, se vi va di approfondire il metodo munari.

    data la mole di questo post, lo divido in due parti. questa è una panoramica sul suo pensiero. seguirà il post con i giochi che ha ideato e i libri per bambini che ha scritto!
    spero che vi sembri interessantissimo come lo è per me!!
    a presto